Deposito Nazionale scorie: dove?

Deposito Nazionale scorie: dove?

Il 16 giugno p.v. l’Istituto Superiore per la Protezione Ambientale la Società Gestione Impianti Nucleari dovranno fornire gli ultimi approfondimenti tecnici richiesti dal Ministero dell’Ambiente prima della pubblicazione ufficiale della Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (Cnapi), cioè la lista delle Regioni tra le quali verrà poi scelto il sito definitivo presso cui “ospitare” il rifiuto più indesiderato del mondo: le scorie nucleari.

Anche se sui luoghi prescelti vige un grande riserbo istituzionale, tenendo conto dei criteri fissati nelle linee guida dell’Ispra non è difficile prevedere che la “partita” si giocherà con ogni probabilità tra Puglia, Toscana, Lazio, Veneto, Basilicata e Marche.

É una storia molto lunga quella dello stoccaggio radioattivo in Italia, costellata di fallimenti, ricorsi e strategie poco lungimiranti che ci hanno sostanzialmente immobilizzati e resi l’unico Paese europeo a non possedere un deposito nazionale, con tutti i costi e i rischi legati alla “logistica nucleare” (primo fra tutti, il rischiosissimo trasporto).

Quasi un paradosso, poiché a nessuno in realtà farebbe piacere abitare a fianco di un deposito di materiale radioattivo: la sicurezza al 100% è infatti impossibile, un minimo margine di rischio c’è sempre.

Ma l’Unione Europea, con una direttiva del 2011, impone ad ogni Stato membro la “gestione responsabile” del nucleare, ivi compreso un deposito nazionale.

Siamo insomma costretti ad averne uno.

Ed anche se il progetto (fine lavori 2024), per cui è previsto un investimento di 1,5 miliardi di euro, prevede la realizzazione di un grande parco che ospiterà, oltre al deposito nucleare, anche una serie di strutture per la ricerca e lo sviluppo (il Parco Tecnologico), appare assai difficile riuscire ad individuare l’area senza il rischio di scontrarsi con il diritto alla salute e alla sicurezza della popolazione.

Roma, 9 giugno 2015 –  www.educambiente.tv

Osson

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